Il punto di partenza di una comunità familiare e la prospettiva di una cooperativa sociale

Il tema centrale di questa metodologia risiede in un concetto e risuona in una parola: generatività. Come nella famiglia, così anche nella società sono all’opera processi generativi e/o degenerativi: i primi producono benessere e capitale sociale, incrementando le storie familiari e sociali; i secondi sviluppano malessere, minano la storia familiare e provocano l’impoverimento e la scomparsa di relazioni familiari e sociali. Come rendere possibile un contesto generativo? Come attuare una dimensione riconoscibile di generatività familiare e sociale? I riferimenti sui quali si fonda la metodologia educativa della Comunità familiare K2 e di tutti gli interventi educativi di Campo Base deriva da esperienze di vita professionalizzanti e sono quelli di seguito indicati: scoutismo, approccio sistemico-relazionale, gradualità, attenzione alla persona e al suo sviluppo cognitivo. Il quadro metodologico che ne emerge è un mix dinamico costruito sulle coordinate della fiducia e della reciprocità. Non è un punto di arrivo, dato che continua ad evolversi e si nutre dell’apporto di quanti partecipano alla vita di comunità, ma è la fotografia (o meglio, la sequenza filmata) di un percorso in essere dove tutti cambiano e si adattano agli altri trasformandosi.
Lo scoutismo è un’esperienza di vita, articolata per fasce di età, un metodo pedagogico vero e proprio che si fonda su alcuni temi pratici molto importanti e che sono riscontrabili immediatamente: la sobrietà, l’indipendenza di pensiero, l’aspirazione “a lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” (R. Baden-Powell), le attività a contatto con la natura, la vita di squadriglia con le sue attività dove l’apporto di ognuno è importante, la dimensione dell’avventura, la promessa da mantenere, la legge da osservare, l’apprendimento per tappe (le specialità), la comunità capi, l’importanza della formazione permanente e dell’impegno civile, etc. Non è raro trovare minori delle Comunità familiari che partecipano alle attività dei Lupetti o che fanno vita di Reparto, con i gruppi scout presenti nella zona.
L‘orientamento sistemico-relazionale spiega il comportamento dell’individuo (per noi, del minore) focalizzando l’attenzione sull’ambiente in cui è vissuto e, dunque, sul sistema di relazioni significative di cui egli è parte. In questo senso la famiglia è il sistema fondamentale. In questo contesto avviene quella che spesso viene definita “terapia famigliare”. L’intervento terapeutico vero e proprio non avviene dunque ad opera di professionisti, quanto ad opera di una famiglia, che si avvale della collaborazione di professionisti. Tutto si basa sull’osservazione, da parte dell’Equipe educativa della Comunità familiare K2 delle modalità relazionali disfunzionali del soggetto con la sua famiglia originale e mira a co-costruire nuovi contesti e nuove prospettive, sia a livello di singolo soggetto come anche della sua stessa famiglia d’origine (lo scopo è quello del rientro nella famiglia d’origine, ove possibile). Lo scopo della terapia famigliare basata sulla teoria sistemico-relazionale diventa quello di trovare e proporre modalità relazionali diverse e può rivelarsi utile proprio per questa sua modalità soft (basata sull’accoglienza relazionale multipla, su tempi di apprendimento progressivi e sulla modularità dell’approccio pedagogico nel suo insieme) nell’affrontare situazioni di disagio legate all’età evolutiva di bambini e adolescenti. Va esplicitato, inoltre, che la modalità di accoglienza della famiglia che sta alla base di questa comunità familiare (K2) non pone limiti alla permanenza dei minori e si rende disponibile “per tutto il tempo che serve” a rimanere in una dimensione relazionale e progettuale. Questo può significare, in una dimensione di famiglia allargata, che tutti si possono sentire accolti come figli (figli naturali e figli accolti); inoltre, può anche significare che una relazione affettiva e significativa come quella che si costruisce all’interno di una famiglia, in cui si crede e per cui ci si spende, può anche non essere sospesa quando si raggiunge la maggiore età o quando si conclude il prosieguo amministrativo.
L’approccio centrato sulla persona. Si basa su una concezione positiva della persona, partendo dal presupposto che ognuno abbia valore e capacità di autodeterminazione. Per C. Rogers la persona possiede già le capacità per modificare e migliorare il suo comportamento e il ruolo terapeutico della famiglia accogliente può essere proprio quello di generare una dimensione di fiducia e di riconoscimento delle qualità che permetta alla persona (il minore, per noi) di accettarsi, riconoscersi nei propri talenti, responsabilizzarsi e, dunque, iniziare un processo di “attualizzazione” che faciliti la sua personale autorealizzazione. Perché si verifichi il cambiamento nella persona vi deve essere un clima di accettazione, empatia e fiducia. Cercare di sentire l’altro, cercare di sentire ciò che l’altro prova, in un contesto non giudicante ma comprensivo, potrà facilitare una presa di coscienza della persona e una riconsiderazione di sé. In sintesi, durante lo sviluppo della persona, nella fase infantile, proprio perché essa è spinta in maniera naturale ad auto-realizzarsi ed a sviluppare le proprie potenzialità, sorge la necessità di sentirsi apprezzata, capita, protetta ed amata, soprattutto dalle persone cardine che la circondano come, ad esempio, genitori ed insegnanti. Se questo avviene senza condizioni, il bambino svilupperà un buon concetto di sé. Al contrario, se questo non avviene (ad esempio, nel caso in cui siano frequenti atteggiamenti del tipo “sei bravo solo se…”), al bambino verrà impedito di sviluppare un buon concetto di sé. Comincerà a vivere in una dimensione di incongruenza (disarmonia) tra la sua esperienza e il suo bisogno di considerazione positiva (immagine di sé). L’importanza del premio anche a fronte di un risultato non del tutto brillante, ma dove c’è stato un impegno va nella direzione giusta.
Non va dimenticata, poi, l’attenzione che gli educatori della Comunità familiare K2 hanno cominciato a porre nei confronti della “coltura delle intelligenze”. Dall’intelligenza musicale a quella grafico-pittorica; dall’intelligenza matematica a quella linguistica e così via. L’accompagnamento educativo permette di avvicinarsi anche alla dimensione cognitiva dei ragazzi e la conoscenza reciproca aiuta a costruire un contesto generativo, ricco di fiducia nel futuro, dove assumono grande importanza proprio le capacità di ognuno di interpretare la realtà. H. Gardner con il suo sguardo sulle intelligenze multiple si dimostra un valido aiuto e un potente supporto al riconoscimento e allo sviluppo di competenze e abilità personali utili per la scena globale.
L’importanza della pedagogia della mediazione è, infine, l’ultimo dei pilastri sui quali si basa la pedagogia di comunità che caratterizza il contesto educativo in cui credono gli educatori della cooperativa Campo base e della Comunità familiare K2. Il metodo di riferimento è quello di R. Feuerstein con la sua pratica dell’apprendimento mediato, centrata sulla presenza e sull’intervento partecipante del mediatore con ruolo di mentoring attivo. La Comunità familiare K2 opera anche secondo questa metodologia.

Equipe Socio-Educativa

L’Equipe socio-educativa pluridisciplinare che svolge nei confronti dei minori funzioni di cura e di accompagnamento educativo è composta da:

  • un Responsabile della Comunità familiare K2
  • un Educatore professionale con funzioni di delegato del responsabile
  • una Coordinatrice di équipe
  • uno/due operatori socio-educativi
  • una ausiliaria (per le pulizie generali)
  • due volontari (con mansioni educative circoscritte all’accompagnamento)
  • un consulente pedagogico esterno con funzione di consulente casi

L’Equipe socio-educativa si ritrova regolarmente ogni settimana in sede di Coordinamento pedagogico. Il consulente psicologo esterno aiuta a sviluppare le migliori strategie nei confronti dei casi più complessi. La coppia di coniugi, gli educatori e gli operatori, inoltre, sono supportati dalla supervisione di uno psicologo (psicoterapeuta) per affrontare il vissuto educativo di ognuno.

Parametri di Qualità del Servizio

La Comunità familiare K2 ha elaborato strumenti di valutazione e miglioramento continuo della qualità dei propri servizi, fra i quali:

  • riunione settimanale dell’Equipe socio-educativa pluridisciplinare (verifica delle attività e dell’andamento della comunità);
  • verbali degli incontri di Equipe (da cui risultano gli obiettivi assegnati, le dinamiche emerse, le metodologie adottate);
  • libro di Bordo della comunità, in cui vengono registrate le attività compiute e gli eventi più significativi;
  • valutazione della qualità percepita tramite rilevazione di gradimento del servizio da parte di familiari, utenti, Servizi Sociali invianti;
  • verbali degli incontri con i Servizi Sociali invianti;
  • verbali degli incontri con le Istituzioni scolastiche;
  • redazione dei Progetti Educativi Individualizzati;
  • aggiornamento regolare dei Progetti Educativi Individualizzati;
  • verifica in itinere dell’impegno in casa, a scuola e in attività esterne.

Le rilevazioni scaturite da tali strumenti di verifica costituiscono la base dei progetti di empowerment apportati dal gruppo di lavoro in équipe per la prosecuzione dell’attività.

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